POESIA DA TUTTI I CIELI premiazione

Contare fino a trecentosessantacinque è stancante. Già fino a sessanta stanca; eppure il cuore ne conta almeno altrettanti in ogni minuto e per sessanta volte in un’ora e di questa per ventiquattro volte in un giorno, il tutto per 365 in un solo anno. E quando lo avrà fatto per cinquanta, sessanta, ottanta o cento volte, quel tempo infinito che a noi non basta, si chiuderà come un quaderno più sottile della più minuta particella, la quale non troverebbe spazio per entrarvi.
Contare i giri intorno al sole della terra in tutta la sua esistenza è praticamente impossibile; e sebbene essa non abbia un cuore che conti l’alternarsi del sole, troverà pure il sigillo del suo tempo nel dormire senza spazio e senza tempo, dove nemmeno ciò che è più sottile di qualunque particella, il pensiero, potrebbe entrarci. Il passato non esiste che in noi, siamo noi stessi il passato.
Ma il passato è l’ignoto oltremare di cui gli scienziati cercano le colonne d’Ercole, oggi. E tuttavia ci dicono che, qualora vi entrassimo, un solo nostro gesto potrebbe portare conseguenze sconvolgenti. E questa non è una cattiva notizia per noi che guardiamo al futuro. Ogni nostro respiro determina il futuro, ogni nostra azione ha conseguenze incalcolabili. Non è una frase da imbonitore, ma l’unanime opinione di scienziati. Il futuro esiste perché esistiamo noi. Lo facciamo noi. Siamo noi il futuro. Non è vero dunque che il piccolo individuo deve solo subire il clima dei tempi. Egli ha in mano una bacchetta magica nelle sue scelte. Tutti noi siamo potenti.
Forze non misurabili sono scatenate per determinare il futuro sotto la loro signoria. Si levano però dovunque schiere di resistenti, una elite intelligente e cosciente. È il momento più drammatico che l’umanità abbia mai conosciuto.
Natura non non fa differenze di valore, non stabilisce una gerarchia fra gli esseri. Un semplice bacillo può uccidere una creatura umana. Per Natura una creatura umana ha lo stesso valore di un microbo. È un gioco di guerra, che ognuno si arrangi! La fillossera, misero insetto, vuole vivere, al pari di noi: attacca la vite, se ne nutre, la uccide: espressione infima della naturale crudeltà, crudeltà che comunque si camuffi, e dico persino nel fiore, simbolo e atto dell’amore, non è che ferrea ostinazione di vivere a prezzo di qualunque empietà. Questa crudeltà l’uomo ha capito che poteva usarla fuori del contesto della necessità, ha inventato la violenza a scopo di potere. Così infine ha riconosciuto la realtà per quello che è: cinismo assoluto; ed è quello il momento in cui inventa anche la morale, innaturale esercizio che lo porta oggi incontro al più grande dramma concepibile, a contrapporsi cioè all’ordine naturale. Aver inventato l’etica, malgrado la Natura, fa dell’uomo un titano. Non voleva arrivare a questo, è stato indotto; voleva anche nasconderselo, fingendo di vedere un cosmico disegno amoroso, altamente morale. Ma è una fede disperata, che rispecchia la volontà di cambiare il senso stesso della natura, anzi la natura stessa. Se non potrà cambiarla, la ucciderà. L’uomo aspira a essere immortale, oltre il ciclo perituro del cosmo; e potrebbe anche farcela, essendo egli stesso natura che ha disgusto di se stessa. Essa lo ha inventato, forse, per riuscire a trascendersi o per essere giustiziata?
Il problema oggi non è come sfamare ma come affrancare l’essere umano dal cibo. Il peccato originale non è stato mangiare la mela, ma proprio mangiare, che ci ha votati alla crudeltà e alla colpa. Dunque si tratta di un radicale cambiamento culturale e delle coscienze. Tal cambiamento sta accadendo, è alle porte. Diventando vegetariani lo facciamo accelerare, ma ormai è ineluttabile. Sappiamo che la necessità di uccidere viene dalla necessità di alimentarsi e questa ci obbliga a essere carnefici.
L’Ecologista spera di riuscire a essere riammesso nella sacralità della Natura. Giunge a rispettare la vita più che la vita stessa; e riconosce a tutti gli esseri il diritto di uccidere tranne che a te stesso. In natura è lecito l’assassinio per un boccone. E la sensibilità umana per la vita assume aspetti drammatici quando i crudeli piaceri della tavola appaiono al tempo stesso immorali e antiestetici.
Un tempo il sacrificio dell’agnello e l’uccisione degli animali a scopo alimentare non rappresentava un problema etico. Ed è un fatto di grande rilevanza. La sensibilità della popolazione supera oggi persino guide spirituali illuminate. È un fatto altamente rivoluzionario.
Gente del popolo. sempre più numerosa, comincia a considerare l’uccisione degli animali come un assassinio ed equipara la sofferenza di essi a quella umana. Queste persone talvolta sono disposte a rischiare la propria salute pur di rispettare la vita tradizionalmente ritenuta inferiore. Il variegato, ancorché frammentato movimento pacifista è un nodo che verrà al pettine della politica. Matura nelle coscienze di tutti, malgrado i film di guerra e di pura violenza.
Non affronto, per ragioni di tempo, la domanda: Come si esce dalla schizofrenia che la civiltà ci dona? Dico soltanto che lo sviluppo etico non potrà portare che alla rinuncia dell’attuale stato biologico.

È legittimo domandarsi se far parte di un’associazione aiuti la fantasia morale o perpetui il meccanismo repressivo del dominio. Purtroppo viene esso perpetuato, in larga misura.
Nel concepire Sicilia Esperantista abbiamo considerato questo problema e dichiarato il diritto di ogni socio di agire in nome dell’associazione, di sviluppare e lanciare idee e l’azione conseguente. Ma le associazioni sono istituzionalizzate e coartatamente strutturate secondo i modelli della democrazia rappresentativa. L’associazionismo è solo apparentemente libero, ed è difficile sperimentare nuovi modelli.
Il proselitismo ha sapore amaro al nostro palato. Meglio l’interagire delle intelligenze. Cercare forza numerica è lo schema fossile della falsa democrazia che deve essere superata.
                                                                                                                                  Giuseppe Campolo