SAMIDEANO

DISCORSO PER LA PACE
di Giuseppe Campolo (Sam Samideano)

Il sistema sociale umano riflette il rapporto crudele che in natura hanno le creature per necessità di sopravvivenza, come individui e come specie. Sul pianeta in cui carne viva di carne viva deve cibarsi per esistere, gli antichi hanno interpretato strazio di agguati e tragico finire come volontà e gusto degli dei, tanto da giudicare necessaria la sottomissione tremenda di ritualizzare il sacrificio per ingraziarseli. Noi, sofisticati predatori specialisti nel condannare e nell’assolvere, mentre li spregiamo come barbari, continuiamo a pappare per catena alimentare. Su questa sfera di bellezza e morte, su Terra amata che ci uccide e pare che uccideremo, noi umani, con ostinato idealismo, abbiamo creduto di poter sovvertire il brutale processo dato con la civiltà della pace e della non violenza, equivocando. Lungo dramma del genere umano, trascendere il bruto! Da quando abbiamo provato a discostarcene, senza esserci riusciti se non a metà, gli antichi rimasti in noi ci dilaniano la psiche. E tale nostra tormentosa doppiezza interna, è specchiata nella falsa democrazia che conosciamo. L’uomo schizoide non può che produrre democrazia ipocrita, la quale non è altro che la pretesa assurda di regolamentare ciò di cui non riesce a liberarsi: il dominio; il quale sfugge a ogni regola, non riconosce che se stesso e non può rispettare nulla; il suo istinto primo è dilaniare, assecondando l’ancestrale dettato, con la soddisfazione piena di chi lo alberga e non è interiormente diviso, come invece i comuni mortali sono stati condotti a essere. Civilizzare il dominio è stata un’idea genialmente pazzesca, un esperimento di ibridazione che ha prodotto il mostro luminescente del dominio occulto. Questa è la chiave per capire il mondo di ieri e di oggi, la guerra e la falsa pace, i predatori e i predati della giungla verde e della giungla grigia, il mercato. Capire la tranquilla coscienza di chi opera il sacrificio sistematico delle bestie, commette genocidi, affama, conquista, si appropria, asservisce e fa scempio dei diritti, della giustizia e di ogni misericordia, godendone l’ebbrezza: egli è in coerenza assoluta con i principi violenti e spietati vigenti sin dalla Creazione; egli è di là dalle contraddizioni, perché tutto il suo essere partecipa della logica – geometrica, equilibrata e glaciale – spietatezza, immanente legge. Tutte le Carte Costituzionali in vigore riguardano la vecchia era del dominio ipocrita, nella loro genesi e nel loro contenuto. Quasi tutti quelli che oggi si fregiano del titolo di costituzionalisti, privi sorprendentemente di senso critico, non sono che degli studiosi di un codice obsoleto, che riguarda un altro mondo. Le Costituzioni non vanno aggiustate o aggiornate, ma rivoluzionate, sostituite; e perciò occorre un altro tipo di
pensatori. Questi dell’avvenire, costituzionalisti non assuefatti, devono avere visione e genio, oltre che cultura critica. Ma non è tutto: devono possedere l’audacia delle grandi anime, per sconvolgere la concezione del giusto, i fondamenti del vivere, il nostro ristretto cielo e persino il modo di concepire la rivoluzione, sostanzialmente mentale. E forse neanche questo basta: occorre loro anche il coraggio di patire. La straordinaria unità di mente e cuore, che chiamiamo essere umano, non si rassegna e non può rassegnarsi alla sistematica crudeltà naturale e sociale; e non riesce a perdere l’aspirazione all’armonia. Quest’armonia viene denominata pace, snaturandone il senso. Pace non ha quell’alto significato che s’intende dargli. Pace è uno stato di non belligeranza, una tregua tra contendenti che tali restano; non è affatto una modifica definitiva della mente e della psiche; può essere più o meno duratura, ma non è un fatto evolutivo. Eppure, anche questa parola, pace, è ormai quasi vuota di significato; e gli imbonitori se ne avvalgono con insistenza, gli ingenui se ne beano. Gli altri ne hanno pudore. Tuttavia, chi non vede che non c’è una difficoltà oggettiva per mettersi d’accordo al fine di smettere ogni belligeranza e cominciare a collaborare sul serio, persone, comunità e nazioni? Non si nega qui che i più potenti vogliano l’unità, ma si afferma che vogliono l’unità dell’impero. Ecco su quale scoglio fu consumato il nostro naufragio. Dov’è il fervore diplomatico per giungere agli accordi necessari, fondamentali, definitivi? La diplomazia ancora si occupa di alleanze per rinsaldare schieramenti! Non per la pur misera pace. Da alcuni anni ascoltiamo e parliamo ai poeti, volendo credere che abbiano più sviluppati sensi percettivi. Voi, o poeti, che siete voce del popolo, è vostra la prima responsabilità di afferrare gli orizzonti ambigui della realtà, frantumando la cappa torbida che ottunde, e diventare voce per il popolo. Il poeta oggi non può permettersi di essere un trovadore, un procacciatore di diletto, spesso soltanto del proprio diletto. Egli è uno di quelli che devono preparare il mondo nuovo. Domandatevi, per favore, perché abbiamo accostato le due belle bandiere della Poesia e dell’Esperanto! Applicate attenzione al fatto che milioni di intelligenze nel mondo consumano il loro tempo per promuovere l’Esperanto. Oh, sì, si dice che l’Esperanto è fautore di pace! In realtà è stella, sole irraggiatore d’armonia. È un fulcro pronto, un giunto cardanico, un diapason per l’accordo delle anime. Ma siamo pratici. Sicilia Esperantista. Qui si reinterpreta il ruolo e la capacità d’azione dell’Esperanto. E Sicilia non è soltanto il luogo in cui l’idea e l’iniziativa nascono, ma è un simbolo, un riferimento senza concreto limite territoriale, una categoria della mente. Miriadi di associazioni operano nel mondo per lo sviluppo civile, mentale e materiale. La loro azione, per quanto efficace possa sembrare, non è e non può essere risolutiva
per il semplice fatto che tali operatori benemeriti sono scollegati fra loro, e per lo più non collaborano, come se partecipassero del regime di concorrenza che pure dovrebbe essere atteggiamento incompatibile con i loro assunti. Essi, che fanno sforzi immani per la società, contribuiscono a dare la sensazione che la democrazia sia in atto, senza di fatto attuarla; e fanno comodo. Eppure si tratta di un movimento stimabile in mezzo miliardo di persone. Una positiva forza senza pari che sottovaluta se stessa. Ma può salvarci. La Democrazia è essenzialmente collaborazione, la quale si deve imparare a esercitare. Nella collaborazione risiede la chiave dell’unica vera rivoluzione di tutti i tempi: la civiltà pacifica. Le rivoluzioni violente non sono rivoluzioni ma la riconferma, popolare o aristocratica che sia, del sistema vigente, primitivo, crudele e inumano, fondato sulla contrapposizione degli aspiranti al dominio. Attraverso l’Esperanto, per il suo intrinseco ideale di fratellanza e di operatività per l’attuazione della stessa, crediamo possibile catalizzare legami virtuosi fra chi opera per la civiltà, che è una sola. Tutte quelle che si dice hanno preceduto la nostra, e la nostra stessa, non sono affatto civiltà, ma barbarie, occorre prenderne coscienza. Dalla Sicilia parte questo invito sereno e sicuro. Non proclami di pace: collaborazione per la pace! Civiltà armonica. Democrazia di rango elevato. Se condividi ciò, sei Siciliano e sei Esperantista. La frammentazione delle associazioni va salvaguardata perché garantisce la loro indipendenza ed è una modalità essenziale della libertà democratica e del processo evolutivo. L’isolamento in cui ognuna opera può essere presto superato: tutte le associazioni del mondo che perseguono uno stesso fine potranno coordinare la loro azione. Una piattaforma di Sicilia Esperantista permetterà uno scambio istantaneo di informazioni, di appelli. Da qualsiasi paese del mondo parta un’idea, un’azione, immediatamente potrà essere accolta dovunque, pubblicizzata su scala planetaria. Le associazioni che non hanno un esperantista nel loro seno, si premurino a trovare un volontario che lo apprenda (i corsi sono gratuiti), affinché possano interagire con le altre sparse. Un giornale on line in esperanto che possa essere compilato e usufruito in ogni angolo del mondo, sarà l’informazione più libera mai concepita. Le problematiche sociali e le soluzioni possibili ivi compariranno. Le associazioni potranno tradurne nella lingua locale e versare sui loro siti quanto riterranno utile per una più capillare diffusione nell’ambiente in cui operano. Finalmente il fermento della buona volontà avrà il suo organo d’informazione; e non sarà la stampa dell’assassinio e dello stupro, dello scandalo e della menzogna. Il popolo dovrà pur passare qualche volta dalla cultura della disperazione alla cultura della soavità. Sicilia Esperantista aderisce con reciprocità alle Istituzioni esperantiste, e a tutte le organizzazioni nazionali e internazionali con strutture tendenzialmente democratiche, le quali promuovano l’Esperanto e la pace, lo sviluppo sostenibile, l’ecologia, il
rispetto della persona, delle etnie e di ogni essere vivente, così delle lingue e dialetti. Con tali Istituzioni, e con tutti i movimenti civili che si impegnano per la cultura e la cultura della verità, intende collaborare secondo il principio del “fare insieme ciò su cui siamo d’accordo”. Affiancherà tutte le Istituzioni che accettano di assumere come uno dei loro fini la divulgazione dell’Esperanto. Ciò nella prospettiva di creare, per quanto è possibile, unione delle forze operanti per lo sviluppo civile. Il montante associazionismo per lo sviluppo sostenibile, il crescente movimento ecologista e quello che chiede un argine al potere finanziario denunciando il signoraggio dovrebbero trovare i Comuni al loro fianco per scongiurare una separazione pericolosa, determinando un’opportunità di coesione nel cercare avanzati equilibri civili. Il termine Siciliano acquista qui una dimensione ideale, diventa un’appartenenza simbolica. Dovunque abiti, ogni persona che condivide questa lettura delle dinamiche sociali e il ruolo civilizzante dell’Esperanto per noi è Siciliano. Singole Intelligenze, Associazioni, Istituzioni, Comuni appropriatevi di Sicilia Esperantista. Nasce per questo. Non per prendervi, ma per essere presa.