LA FINE DELLA MONARCHIA di Giuseppe Campolo

Il funerale della regina Elisabetta II è il funerale stesso della monarchia.
    Vi è rappresentata la potenza inglese, in tutta la sua magnificenza anacronistica; sembra una commemorazione storica, una parata folcloristica. Propinata sugli schermi del pianeta, permette di vedere tutte assieme persone di media caratura nelle condizioni di re, regina, principi e dignitari; una preminenza antica imposta con la violenza, sfrontatamente esibita ora che è scesa di lievitazione.
    Prepotenza e crudeltà, di cui i beneficiari si propongono innocenti, allo stesso tempo legittimi e buoni, buoni e di rango superiore a ogni altro essere di questo mondo. Dell’altro che importa? Si finge che c’è. La figura obliqua di ogni monarchia è qui tutta evidente nello sfoggio della pompa. La regina viene più che santificata, per merito di nascita, allo scopo di accreditare la Dinastia.
     Pubblicamente si schiaffeggia, in modo solenne proprio la democrazia, nel Paese che la vanta su tutte le altre, come vanta la supremazia della marina e di tutte le altre spocchie.
    Che la Corona non sospetti che si sta suicidando a suon di musica sacra, nel tentativo di dare immagine cosmetica della sua grandezza, si può capire. Anche quelli che gli danno tanta eco non hanno contezza che milioni di persone stiano percependo l’assurdità di tal potere e della sua arroganza? O stanno preparando un bel sudario?
    Si pretende che la monarchia e la regina siano il cuore dell’amore universale. Cuore di guerre e cuore di sterline, stivali su tutte le razze. Razze che non esistono, secondo la scienza obbligata, che tutti gli uomini fa uguali tranne i regnanti, che razza sono a sé.
    La monarchia è morta, perché oggi muore nel cuore degli uomini.
    La monarchia muore oggi. Comincia l’agonia dei re.
    Fanno pena i piccoli in corteo.

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