L’INSUCCESSO SUBLIME E IL TRIONFO DELLA RELATIVITÀ di Giuseppe Campolo

Da quando lo conosco, più di trent’anni, studia la Relatività. Questa è una complessa costruzione teorico matematica complicata da sofisticate sperimentazioni che vanno avanti sarà un secolo ben presto. Mica voglio confutarla io in due parole.
Ve ne parlo perché avendo intenzione di scrivere un articolo sull’Insuccesso Sublime, fantasticandoci sopra, non so come la Relatività con annessi artifizi mi disturbava il pensiero. Mi si presentava come un sofisma sul tempo, niente di serio da interessare la Santa Inquisizione. Einstein non è un Crocefisso, un Prometeo; lui ha e ha avuto in vita successo come un semplice impostore, benché anche i suoi sacerdoti ci campino. La qual cosa mi è sospetta assai, mi resta enigmatica come il tempo. Un patriarca pacifista che non dà fastidio ai signori della guerra. Un idolo, un profeta, una bandiera, una faccia di moda; tutto di moderno impianto.
Cenavo solo, e quasi non vedevo il piatto. Vedevo il Bigbang, l’inizio del tempo e poi il Flopbang, la fine, tempo zero materia zero spazio zero.
Come dire niente del tutto, o nel niente il tutto. Ero ancora un ragazzo, e sono stato fulminato mentre guardavo un tramonto, me ne ricordo ancora quando non li guardo più da un pezzo perché mi sono ormai amari, fulminato dall’idea che gli attributi di Dio sono identici a quelli del Nulla. Prima del tempo, Dio o il Nulla, la stessa identica cosa, che però non si può liquidare così. I sacerdoti della fisica spinta, per i quali ho la stessa deferenza che essi danno a se stessi, ci dicono che un attimo prima della conflagrazione che ha dato inizio a tutto il bendidio non c’era il tempo e nessun’altra cosa, nemmeno il movimento dunque e nemmeno la Singolarità, perché altrimenti qualche fenomeno sussisteva e dunque il tempo.
Situazione davvero singolare, perché ditemi come si concepisce l’inizio di qualcosa, il Bigbang dico mica niente, se non c’è un processo che lo genera. Mettiamo in causa la mente di Dio? Io non ho niente in contrario. Ma allora lì non c’era il Nulla tutt’uno con Dio, perché c’era un pensiero, e il pensiero non può avere svolgimento in un tempo assente. Non so perché mi fa ridere l’idea che tutto l’universo sia un fugace pensiero di Dio, e un’infinità di universi fanno un discorsetto di Dio. Ma a chi?
Mi guardo bene dal parlare così a quella Torre mistica di cui facevo cenno all’inizio, il quale è in volo o in ascensione su quelle formule matematiche che a me dopo un poco danno il mal d’aria.
Dell’Insuccesso Sublime ormai vi parlerò un’altra volta.

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